
Piacenza, fetta dopo fetta
Sembra avvolto nell'edera e nelle rose multicolore che si arrampicano fin sulla cima delle casette di pietra, il piccolo Borgo di Rivalta, il luogo incantato che ci dà il benvenuto nel piacentino. Il mitico pulmino blu ci accompagna nel cuore del borgo, davanti all'albergo Torre di San Martino, la dimora d'epoca che sarà la nostra casa per i due giorni che verranno. I sei vincitori sono pronti per godersi il quarto itinerario del Piacere Vero Voiello.
La Locanda del Falco si raggiunge a piedi, con pochi passi lungo il sentiero di ghiaia che collega i vicoli del borgo. Superiamo con fatica i profumi inebrianti delle coppe, dei culatelli e dei salami appesi nella caratteristica bottega che precede le salette del ristorante. E l'assaggio del primo piatto che arriva in tavola subito rompe il ghiaccio: gnocchi di patate con il pesto. Carla, una delle sei vincitrici, è una cuoca attenta, e nota la pasta saporita e morbida al punto giusto degli gnocchi, i commensali commentano la freschezza e il gusto delicato del pesto. Poi è la volta dello stinco che viene tagliato e servito al momento in compagnia di dolcissime patate cotte al forno: facciamo il bis. Nel bicchiere? Un Gotturnio frizzantino che accompagna bene il nostro primo assaggio di territorio. In tavola c'è già sintonia e prima della buonanotte si beve qualcosa insieme nel cocktail bar che confina con l'albergo.
Dopo la sveglia, è il profumo dei cornetti appena sfornati che ci guida dritti fino alla sala colazioni, due chiacchiere e un caffè e si parte alla volta della prima tappa mangereccia: il salumificio Capitelli. Piacenza, si sa, è terra di salumi, coppa, salame e pancetta in primis. Eppure l'azienda di Borgo Val Tidone ci riserva l'assaggio di una delle migliori prelibatezze d'Italia: il prosciutto cotto San Giovanni. Giacca e cravatta, volto disteso, Angelo Capitelli ci lascia giusto il tempo per sgranchirci le gambe e ci conduce fiero nel suo mondo. Il prodotto che andremo ad assaggiare è il loro fiore all'occhiello. Prodotto da cosce di suino pesante solo italiano e targato PP (cosce destinate alla produzione del prosciutto crudo di Parma) segue un iter davvero unico. Il risultato? Un cotto con il grasso sotto proprio come un crudo, tanto per cominciare, e poi un gusto e una consistenza che spiazza. Angelo si assenta per qualche istante e torna in una nuova versione: camice e grembiule e inizia ad affettare. Nessun aroma, sapore pulito, vero e neanche un filo di umidità in eccesso. I complimenti sono interminabili, mangiare il prosciutto cotto da quel momento non sarà più lo stesso. 
Gli aromi di carne cotta, la delicatezza del grasso ci accompagnano fin sopra il pulmino: si parte per Cadeo, destinazione Antica Osteria della Pesa. Scampati a qualche piccolo accenno di pioggia ci godiamo un po' di sole in giardino prima di sederci in tavola. Siamo in piena festa dell'asparago Piacentino e il bravo chef Claudio Cesena ha realizzato un menu ad hoc: toast croccante con asparagina, spuma di caprini e guanciale croccante, ravioli agli asparagi e tartufo nero con uovo in crosta. Fabrizio e Alberto assegnano il primo posto provvisorio ai ravioli, per Davide è il toast in cima alla classifica. Ci lasciamo coccolare con un dolce a base di pesche, cioccolato e amaretto e ci riappropriamo del giardino per un finale a base di sole e fotografie.
È ad Albarola la Cantina Conte Otto Barattieri che visitiamo nel pomeriggio. È un'azienda all'antica a pura gestione familiare, ci conducono nelle varie zone della cantina, fino al solaio che contiene il vero tesoro di Barattieri: il Vin Santo, Albarola Val di Nure. Da malvasia di Candia, matura in botte per 9 anni, conservando tutti i profumi e gli aromi. Arancia candita, albicocca, zabaione: siamo tutti d'accordo.

Arriviamo fino a Cremona per la cena, nel ristorante di Claudi Nevi, Osteria La Sosta. È il primo Evento Voiello e per l'occasione lo chef fa arrivare in tavola laparmigiana di melanzane con ziti corti Voiello n. 131 con mozzarella, pomodoro fresco e basilico. Il menu che segue, accompagnato in questo caso da Ortrugo, si ispira al pesce d'acqua dolce e a un'altra tipicità della zona, le rane. Qualcuno è scettico ma quando arriva in tavola il risotto con zizzania selvatica, fiori di zucca e polpa di rane, lo assaporiamo apprezzandone il gusto delicato, l'abbinamento perfetto. Ci concediamo due passi nella bella piazza di Cremona e si riprende la via del ritorno, in silenzio, approfittando per schiacciare un pisolino.
Valigie pronte, partiamo per l'ultima tappa, Castell'Arquato. Prima di raggiungere lo splendido borgo medievale, un veloce pit stop al forno dei Perazzi. C'è chi compra biscotti, chi pensa alla cena e opta per tortelli ricotta ed erbette. Davide e Perla riportano una torta e cappelletti per la loro piccola buongustaia.
Orecchiette Voiello n. 195 al pesto gentile e frutti di mare, fusilli bucati Voiello n. 145 al sugo di melanzane, pomodori di Pachino e grana padano: sono questi i due assaggi pensati da Giampiero Rigolli di Maps per il secondo Evento Voiello.Brindiamo al nostro incontro e ci concentriamo sul menu. Il risotto al radicchio rosso, Gotturnio e grana è buonissimo, così come il guanciale di vitello stufato al Monterosso, davvero ben fatto. Eppure è il piatto tipico, i fantastici pisarei e fasò, che ci sorprendono e conquistano il primo posto, almeno per alcuni. È il momento del secondo brindisi e questa volta è quello dei saluti. Ci diamo appuntamento in Puglia, a casa di Gianni e Carla, con la promessa che ognuno porti il miglior prodotto della sua zona: il panel di degustatori è costituito, solido e affiatato.
E la prossima settimana si ricomincia, a Macerata.





