L’inizio della ripresa
L’ancora di salvezza arrivò nel 1973. Proprio nel mezzo di una crisi economica che attanagliava il Paese. E arrivò da Parma. Fu l’incontro con Barilla, infatti, a segnare per Voiello l’inizio della ripresa.
L’azienda emiliana rilevò le quote societarie e subentrò nella gestione della società partenopea. Ma ne rispettò l’autonomia e l’indipendenza nei processi operativi. I fratelli Voiello restarono, in quegli anni, nel consiglio d’amministrazione con le cariche di Presidente e Vicepresidente. Ma assistiti, nella cura del pastificio e nello sviluppo del marchio e dei prodotti, da un nuovo management giovane e motivato.
In casa Voiello era necessario un piano di ammodernamento: nei processi produttivi, nella comunicazione e nelle modalità di distribuzione della pasta.
Il mercato stava cambiando in fretta: l’Italia oscillava fra sviluppo e recessione. In queste condizioni di grande variabilità economica e sociale, la scelta vincente fu di continuare a puntare sulla qualità del prodotto. Qualità, però, che non fu lasciata sola. Fu conciliata con l’efficienza produttiva e con le tecniche emergenti del marketing, per sviluppare una sempre maggior fedeltà alla marca Voiello.
Anzitutto, fu acquisito e completato un nuovo stabilimento per la moderna produzione della pasta, sorto nel 1970 in località Marcianise, poco distante da Napoli. Qualche anno più tardi sarebbe diventato la nuova sede della società Antico Pastificio Giovanni Voiello.
Grazie agli importanti investimenti tecnologici si superò, nella seconda metà degli anni Settanta, la soglia fatidica dei 100.000 quintali di pasta, prodotti e distribuiti capillarmente in tutti i nascenti supermercati moderni.
La produzione fu “ridisegnata” e distribuita in modo più razionale, con linee dedicate e stabilimenti specializzati nella fabbricazione di famiglie di formati. Obiettivo: garantire l’offerta di un catalogo completo per lo storico pastificio, sempre nel rispetto della tradizione tramandata da Giovanni Voiello.
Anche la rete di vendita fu avvolta dal vento dell’innovazione. Si crearono moderne strutture di relazione con i clienti, in grado di confrontarsi con le catene di supermercati allora in forte sviluppo. Furono aperte altre concessionarie e uomini esperti affrontarono la nuova realtà distributiva. Ma, soprattutto, si lavorò a livello di immagine: venne “ricostruita” l’identità del brand Voiello, dando nuovo corpo alla sua struttura. Ben presto il marchio iniziò ad affermarsi, con l’aiuto della pubblicità, come sinonimo di pasta di qualità in tutt’Italia. Non a caso, i record produttivi e di vendita dell’azienda si rincorsero di anno in anno. Trainati, non solo da un ciclo economico di ripresa favorevole, ma anche e soprattutto dall’apprezzamento della qualità Voiello.
Erano gli anni in cui la televisione entrava nelle case degli italiani, con trasmissioni culto come Rischiatutto, e contribuiva a creare un sentire comune, da Aosta ad Agrigento, attento alla marca come elemento di scelta nell’acquisto. La qualità intrinseca del prodotto, la fiducia verso l’azienda e il valore percepito erano rappresentati in efficaci claim, jingle e testimonial, che portavano il consumatore a scegliere sugli scaffali sempre più affollati dei moderni supermercati. La pubblicità era strutturata come un racconto. E il filo della storia sapeva coinvolgere e, soprattutto, prendere per mano al momento della spesa.
Ciò che manager solleciti e intuitivi portarono nel pastificio Voiello fu un’attenzione profonda alle nuove e mutate esigenze del consumatore moderno. Si diffuse una cultura di marketing, insomma, che ottenne due risultati. Primo, rese più attuale l’offerta. Secondo, ampliò la conoscenza della marca, adattandola meglio a quanto chiedevano gli amanti della buona pasta.
Venne studiato in quegli anni il pacco cosiddetto Rigatino. Una confezione dalle eleganti coste blu verticali su sfondo bianco. Impeccabile. Come gli abiti gessati di manifattura sartoriale della miglior tradizione napoletana.
Si definì anche, con piccoli passaggi e affinamenti successivi, il nuovo logo Voiello. Al glorioso nome della pasta, si aggiunse l’icona della maschera di Pulcinella mangiamaccheroni, sull’inconfondibile panorama del Golfo di Napoli e del Vesuvio fumante. Un’immagine della Costiera da Gaeta ad Amalfi che, grazie alle sue condizioni climatiche ottimali per la realizzazione di un prodotto perfetto, rimaneva, nell’immaginario collettivo e nella fantasia degli estimatori, sinonimo della pasta italiana.
Nacque negli anni Settanta la collaborazione con la storica agenzia di pubblicità TBWA. Ai suoi creativi si deve l’imperituro claim "Voiello. Dal 1879 la Grande Pasta di Napoli". Per quasi trent’anni avrebbe sintetizzato, a più riprese, l’eccellenza della tradizione pastaia Voiello.
Si rappresentò in più campagne e convention il privilegio di un catalogo costituito da ben 104 formati della tradizione, prodotti con i migliori grani e tutti amorevolmente trafilati al bronzo. Formati, soprattutto quelli Sfiziosi, che richiamavano anche i fantasiosi stucchi e decori della vicina Reggia di Caserta, magnifica dimora settecentesca, appartenuta alla famiglia reale della dinastia Borbone di Napoli.
E nel 1978 arrivò sui periodici anche la prima campagna stampa nazionale: la pasta Voiello sbarcava fuori dai confini locali, pronta a conquistare il Paese. Si spiegò a tutte le famiglie italiane, non solo che a Napoli la pasta “è più importante della carne”, ma anche che quella di Voiello era una vera specialità: frutto di un grande rispetto verso la tradizione, una lunga esperienza e una sincera passione per il lavoro.
Sempre nel ’78, Voiello festeggiò a suo modo il compleanno del Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Era il 25 settembre e gli auguri al presidente più amato dagli italiani, in visita a Napoli, arrivarono… con il fumo che saliva da una pipa di pasta, sulle pagine dei principali quotidiani nazionali.




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